Hai prenotato una vacanza in Kenya e devi affrontare per la prima volta il problema della malaria?
Kihinee ha raccolto le domande più frequenti dei viaggiatori, per cercare di dare una risposta a
tutti i tuoi dubbi. Vediamole insieme!

Cos’è la malaria?

La malaria è una malattia infettiva, causata da protozoi parassiti del genere Plasmodium. Ma
cosa sono i protozoi? Si tratta di microrganismi unicellulari, che si differenziano da batteri e virus
per la struttura cellulare più complessa.

Come si trasmette?

I protozoi parassiti vengono trasmessi da persone già infette a persone sane attraverso la puntura
delle zanzare femmine del genere Anopheles. Più raramente la trasmissione avviene tramite
contatto diretto con sangue infetto, per esempio a seguito di trasfusioni. Il contagio NON avviene
invece tramite saliva o ingerimento di acqua non potabile.

Come si evolve la malattia?

I parassiti iniettati dalla zanzara infetta si annidano nel fegato, dove si riproducono, e dopo circa
1-3 settimane si trasferiscono nel sangue. Qui i plasmodi continuano la riproduzione, attaccando e
distruggendo i globuli rossi. L’infezione causata da Plasmodium falciparum è la più grave: i globuli
rossi infetti possono ostruire i vasi sanguigni, con gravi conseguenze per gli organi vitali.

Il rischio di contrarre la malaria in Kenya è alto?

La diffusione della malattia ha subito un drastico calo negli ultimi dieci anni, grazie alla
distribuzione di una terapia antimalarica combinata a base di artemisinina. Tuttavia, in Kenya si
verificano ancora oggi alcuni casi di contagio, ed è importante durante la vacanza adottare
misure di prevenzione contro le punture di zanzara, specialmente se si ha in programma un safari.

Le zanzare in Kenya ci sono tutto l’anno?

Si, le zanzare in Kenya sono presenti tutto l’anno, grazie al clima particolarmente favorevole.
Da novembre a febbraio sono però pochissime, data la quasi totale assenza di piogge e di umidità
che caratterizza i mesi estivi.

Quando sono più attive le zanzare durante la giornata?

Durante la giornata è necessario fare maggiore attenzione durante le ore serali e notturne,
quando le zanzare del genere Anopheles sono più attive.

Quali sono le categorie più vulnerabili?

Le donne in gravidanza e le persone affette da AIDS o HIV sono le categorie più soggette al rischio
di contrarre la malaria in forma acuta. Questo è dovuto ai cambiamenti nel sistema immunitario della donna durante la gestazione e all’abbassamento delle difese immunitarie in chi è affetto da
HIV o AIDS. Sono considerati a rischio anche i viaggiatori provenienti da zone non endemiche,
zone cioè in cui la malaria non è presente, e che non hanno quindi sviluppato alcun tipo di
immunità.

E i bambini?

Le famiglie che viaggiano in Kenya devono rivolgersi al pediatra, che darà le indicazioni più
appropriate caso per caso. Di solito i metodi di prevenzione consigliati sono gli stessi per bambini e
adulti: indipendentemente dall’età, infatti, tutti i turisti provenienti da paesi in cui la malaria non è
diffusa sono considerati a rischio.

Quali sono i metodi di prevenzione?

Evitare il più possibile il contatto tra zanzara e uomo è l’obiettivo principale dei metodi di
prevenzione. Importante dunque utilizzare un repellente, specialmente durante i safari, non
impiegare profumi o prodotti profumati sul corpo e coprire braccia e gambe durante le ore
crepuscolari. Per quanto riguarda le ore notturne, tutte le guesthouse sono dotate di zanzariere
per il letto impregnate di insetticida. Per limitare la presenza di insetti in camera, è comunque
utile tenere chiuse le finestre durante le ore serali e spruzzare un repellente nella stanza prima di
andare a cena, da lasciar agire per qualche ora. Chi invece preferisce i metodi naturali e ha in
programma una vacanza da novembre a febbraio, quando la presenza di zanzare è minore, può
utilizzare qualche goccia di olio di neem puro, da spalmare sulle parti esposte o altri olii essenziali.

È obbligatorio vaccinarsi contro la malaria?

Il vaccino contro la malaria non è obbligatorio, perché non ancora disponibile. Il primo
programma di vaccinazione è partito lo scorso maggio nei tre stati di Malawi, Ghana e Kenya e ha
come obiettivo la distribuzione del vaccino ai bambini africani di età inferiore ai due anni, che
costituiscono la fascia d’età più vulnerabile.

È utile fare la profilassi prima di partire?

Per i consigli sulla profilassi antimalarica è bene rivolgersi all’ASL o al proprio medico, che
valuteranno la situazione caso per caso. La presenza di zanzare in Kenya non è molto elevata e
per tenerle lontane è sufficiente adottare scrupolosamente le misure di prevenzione indicate.
Tuttavia, è necessario far valutare il proprio caso da un medico, specialmente se si rientra tra le
categorie più a rischio e si hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia in forma acuta. Da
ricordare che la chemioprofilassi fatta nel modo scorretto può allungare i tempi di incubazione.

Quali sono i tempi di incubazione?

I primi sintomi compaiono dopo almeno una settimana, ma possono trascorrere anche due
settimane o addirittura diversi mesi tra la puntura di una zanzara infetta e la manifestazione della
malattia, a seconda del tipo di plasmodio. Se i responsabili dell’infezione appartengono alle specie
Plasmodium vivax e Plasmodium ovale, è possibile avere delle ricadute anche a distanza di mesi,
causate dalla produzione da parte del parassita di forme silenti che si annidano nel fegato. In
questo caso è necessaria una cura specifica.

Per quanto tempo una persona malata rimane contagiosa?

Una persona affetta da malaria può risultare infettante per anni, se la malattia non viene curata.
Il periodo di contagiosità è di un anno, nel caso di un’infezione di Plasmodium falciparum, uno o
due anni se il plasmodio appartiene alla specie Plasmodium vivax o Plasmodium ovale e più di tre
anni nelle infezioni di Plasmodium malariae.

Quali sono i sintomi?

L’infezione si manifesta con sintomi simili a quelli influenzali, e cioè mal di testa, nausea e
vomito, diarrea, brividi, febbre e dolori muscolari. La presenza di anemia, dovuta all’attacco dei
globuli rossi da parte del parassita, può aiutare nella diagnosi. Una forma più grave di malaria è
provocata da Plasmodium falciparum: se non viene trattata tempestivamente la malattia può
coinvolgere gli organi vitali, portando nei casi più gravi alla morte.

Come si cura?

Alla manifestazione dei primi sintomi è importante recarsi il prima possibile da un medico, che si
occuperà di diagnosticare la presenza o meno della malattia, di individuare il tipo di parassita, di
valutare lo stato clinico del paziente e di prescrivere la cura più adatta. Il trattamento più diffuso
in Africa è costituito da una terapia combinata a base di artemisinina, utile per debellare anche
le infezioni del pericoloso Plasmodium falciparum, ma questo tipo di cura non è ancora disponibile
in Italia. È consigliabile acquistare la medicina nelle farmacie keniote al costo di pochi euro, per
poterla eventualmente utilizzare al rientro, sotto la supervisione del medico. Il trattamento è in
grado di curare efficacemente la malaria diagnosticata allo stadio iniziale. Se la malattia è già ad
uno stadio avanzato o sono presenti forme dormienti del parassita nel fegato, sarà il medico ad
indicare la terapia più appropriata.
Se durante il tuo viaggio in Kenya segui accuratamente i consigli del medico e del team Kihinee, è
molto difficile che tu venga contagiato. Fai comunque molta attenzione alla comparsa di febbre e
di altri possibili sintomi, anche dopo qualche settimana dal rientro, e ricorda che la malaria, presa
per tempo, è facilmente curabile!

Buon viaggio,
Federica Pedrazzini
Team Kihinee